Un viaggio nella memoria delle Maldive attraverso gli abiti tradizionali: simboli di identità, artigianato e orgoglio culturale.

L’abbigliamento tradizionale è una chiave preziosa per leggere l’identità di un Paese. Alle Maldive, più che un semplice ornamento, gli abiti raccontano ruoli sociali, rituali, occasioni solenni e la quotidianità di un popolo che ha sempre vissuto in stretto dialogo con il clima, il mare e la comunità. Oggi questi capi non fanno più parte della vita di tutti i giorni, ma continuano a vivere nelle cerimonie, nelle danze tradizionali e nelle celebrazioni speciali, custodendo una memoria culturale ancora molto viva.

Gli abiti femminili: una tradizione che resiste al tempo

Non sorprende che, come accade in molte culture, la varietà e la ricchezza degli abiti tradizionali femminili siano maggiori rispetto a quelli maschili. L’Hedhun Buri, per esempio, era quello più comune tra le giovani donne. Si trattava di un capo da giorno, semplice ma curato, spesso indossato anche durante feste e performance di danze tradizionali come il boduberu o il bandiyaa. Il top, in tessuto a tinta unita o floreale, aveva maniche corte (più lunghe per le donne adulte che indossavano il buruga) ed era abbinato a una gonna a pieghe sopra il ginocchio. Il tutto veniva completato dal feyli, una gonna nera con discrete pennellate bianche sull’orlo.
Oggi è raro vederlo indossato nel quotidiano, tuttavia resta molto amato per le esibizioni tradizionali e viene realizzato su misura da sarte locali, custodi di un sapere artigianale sempre più prezioso.
Tra gli abiti più antichi spicca poi il Dhivehi Libaas, celebre per l’elaborata tecnica di ricamo chiamata kasabu viyun, concentrata soprattutto attorno alla scollatura (boavalhu) e talvolta su maniche e orlo. Tradizionalmente realizzato in colori vivaci – rosso, verde e blu – il più formale e iconico resta quello nella versione rosso intenso.
Accanto alle varianti più ricche, ne esistono di più semplici, prive di ricami in oro o argento, pensate per occasioni meno solenni. I migliori Dhivehi Libaas continuano a essere confezionati su misura da sarte che tramandano le tecniche di generazione in generazione, anche se ai nostri giorni sono reperibili anche nei negozi di souvenir. Nelle occasioni più importanti, come i matrimoni, il Dhivehi Libaas diventa protagonista assoluto: abbinato a un feyli elegante e completato da gioielli tradizionali – bracciali d’oro, la lunga collana fahtaru e il rumaa falhi, un delicato copricapo – rappresenta uno dei simboli più vigorosi della femminilità maldiviana. Le spose moderne scelgono spesso una versione bianca, ma il rosso resta indubbiamente il più scenografico.
Infine, conosciuto anche come Faaskurihedhun, il Dhiguhedhun è l’attuale abito nazionale delle Maldive e viene infatti indossato nelle occasioni speciali. Lungo fino ai piedi, con maniche che sfiorano i polsi e un colletto sobrio, è pensato per valorizzare la figura della donna con eleganza. Un elemento distintivo è il bolifothikolhu, un leggero velo di pizzo appuntato dietro i capelli sciolti.
In origine realizzato con materiali semplici simili al pizzo, nel tempo il Dhiguhedhun si è evoluto, adottando tessuti più leggeri come lo chiffon con l’aggiunta di decorazioni elaborate. Un numero crescente di spose sceglie la versione in bianco, con punti luce realizzati con perle e strass, per dare un tocco chic alle cerimonie nuziali.

L’abbigliamento maschile: semplicità e funzionalità

La tradizione maschile maldiviana è stata storicamente più essenziale, con meno variazioni documentate nel tempo, ma profondamente legata alle esigenze pratiche della vita quotidiana. Il capo più diffuso era il mundu, il tradizionale sarong, indossato con semplici magliette a tinta unita. In un clima caldo e umido come quello delle Maldive, questo abbigliamento leggero era ideale per lavorare sotto il sole, tra pesca e agricoltura.
Per le occasioni ufficiali, invece, gli uomini indossavano una camicia bianca a maniche lunghe abbinata al mundu o al feyli, spesso nero o rosso scuro con strisce bianche sull’orlo. Il look era completato da un copricapo semplice, legato sulla testa. In alcune circostanze, soprattutto durante le cerimonie tradizionali, il pareo poteva essere indossato anche senza camicia.
Un elemento che forse più di ogni altro accessorio racconta le culture che hanno influenzato le Maldive nel corso dei secoli è il copricapo. Gli uomini, in passato, ne possedevano di diversi, ciascuno adatto a un momento della giornata o a una specifica attività.
Per proteggersi dal sole, veniva utilizzata una sorta di kaffiyeh persiana, seppur di dimensioni ridotte. I pescatori indossavano cappelli di paglia intrecciati a mano con foglie di palma da cocco essiccate, sorprendentemente simili ai modelli giapponesi dell’era Edo. Per la preghiera, invece, era diffuso il Thaakihaa, un kufi rotondo e colorato che richiama copricapi dell’antica diaspora africana.

Tra passato e presente

Oggi il fast fashion ha preso il posto dell’abbigliamento tradizionale nella vita quotidiana dei maldiviani. Eppure, nelle occasioni culturali e nei momenti solenni, questi abiti riemergono con orgoglio, spesso rivisitati in chiave contemporanea. Alcune versioni modernizzate sono arrivate persino sulle passerelle locali e internazionali, mentre molte continuano a essere vendute come souvenir, consentendo ai visitatori di portare con sé un frammento autentico della storia delle Maldive da sfoggiare una volta tornati a casa.  

Per maggiori informazioni: www.dmcdalmondo.com/maldive/