Alle prime luci dell’alba, sulle rive del Gange, la città è già in movimento. Barche, pellegrini, sacerdoti e abitanti dei quartieri vicini compongono una scena quotidiana che aiuta a comprendere perché Varanasi occupi un posto così particolare nella cultura indiana.

Alle cinque del mattino Varanasi è già sveglia. Le prime barche si staccano lentamente dalla riva, qualcuno scende i gradini dei ghat per immergersi nel Gange, i sacerdoti preparano le offerte e dalle strade che conducono al fiume continuano ad arrivare persone. Il sole non è ancora comparso e sull’acqua si distinguono appena le sagome degli edifici.

È probabilmente l’ora migliore per osservare una delle città abitate più antiche dell’India senza lasciarsi distrarre dalla sua notorietà. Varanasi non ha bisogno di essere interpretata attraverso grandi definizioni: basta seguire ciò che accade lungo il fiume.

Per l’induismo, la città – conosciuta anche come Kashi – è uno dei principali luoghi sacri dell’India. Il Gange attraversa la vita religiosa di Varanasi e i ghat, le lunghe scalinate che scendono verso l’acqua, ne costituiscono da secoli il punto di contatto. Sono più di ottanta e ciascuno possiede una storia e una funzione che possono essere molto diverse.

Alcuni sono utilizzati per le abluzioni rituali, altri per le preghiere, altri ancora per le cerimonie funebri. Accanto alle pratiche religiose continua però la vita ordinaria: si lavano abiti, si vendono fiori, si beve chai, si conversa seduti sui gradini. Le barche attraversano il fiume mentre sulle rive si aprono templi, palazzi e antiche residenze.

Osservata dall’acqua, Varanasi rivela una geografia che percorrendo soltanto le sue strade è difficile cogliere. I ghat si susseguono per chilometri e gli edifici sembrano crescere direttamente dalla riva. Con l’arrivo del sole, le facciate cambiano colore e il traffico di piccole imbarcazioni aumenta progressivamente.

Tra i luoghi più conosciuti c’è Dashashwamedh Ghat, vicino al tempio di Kashi Vishwanath. La sera diventa il centro della Ganga Aarti, la cerimonia durante la quale sacerdoti eseguono rituali con lampade accese, incenso e canti davanti a una folla numerosa. All’alba, invece, l’atmosfera è completamente diversa: meno cerimoniale, più legata ai gesti individuali di chi raggiunge il fiume per pregare o immergersi nelle sue acque.

Poco distante, Manikarnika Ghat introduce un aspetto più complesso della città. È uno dei principali ghat crematori di Varanasi, dove i riti funebri si svolgono pubblicamente secondo la tradizione induista. Qui la morte non viene nascosta allo sguardo e richiede da parte del visitatore rispetto, discrezione e soprattutto l’assenza di fotografie.

È proprio la compresenza di gesti tanto diversi a rendere Varanasi difficile da ridurre a una semplice attrazione. Nel giro di poche centinaia di metri si incontrano pellegrinaggio, commercio, ritualità, lavoro e vita familiare. Nulla è separato in maniera netta.

Poi il sole sale e la città accelera. Le strade alle spalle dei ghat si riempiono, aprono i negozi, aumentano i clacson e la Varanasi osservata poco prima dal fiume sembra quasi appartenere a un’altra giornata.

Vale la pena ricordare proprio quell’ora. Non perché sia la più spettacolare, ma perché consente di vedere la città mentre compie gesti che si ripetono ogni mattina, indipendentemente dalla presenza dei viaggiatori. A Varanasi l’alba è semplicemente l’inizio della giornata.

Per maggiori informazioni: www.dmcdalmondo.com/india/