Prima di conoscere l’albero, gli uomini conobbero il suo seme. Le grandi noci arrivavano trasportate dal mare fino alle coste e alle isole dell’Oceano Indiano, ma nessuno aveva mai visto la palma che le produceva. La loro forma insolita, le dimensioni eccezionali e soprattutto l’assenza di un’origine conosciuta alimentarono per secoli racconti e supposizioni. Una delle più suggestive immaginava che quei frutti appartenessero ad alberi cresciuti sul fondo dell’oceano.

Da quella storia nacque il nome con cui ancora oggi conosciamo il coco de mer.

La spiegazione del mistero si trovava a centinaia di chilometri dalle coste sulle quali le noci venivano raccolte, nel cuore dell’arcipelago delle Seychelles. Il “Lodoicea maldivica” cresce naturalmente soltanto sulle isole di Praslin e Curieuse, una distribuzione geografica minuscola per una delle piante più singolari del pianeta.

A Praslin, la sua presenza trasforma completamente il paesaggio della Vallée de Mai. La riserva occupa appena 19,5 ettari, ma conserva la più grande foresta intatta di coco de mer delle Seychelles. Le palme adulte superano i 25 metri, mentre le grandi foglie a ventaglio formano una copertura così fitta che entrando nella valle la luce cambia rapidamente. Il rumore delle fronde accompagna i sentieri e, sotto la volta vegetale, la spiaggia tropicale che si trova a pochi chilometri sembra improvvisamente molto lontana.

È qui che le dimensioni raccontate dai numeri acquistano una scala reale. Il coco de mer produce il seme più pesante del regno vegetale, che può superare i venti chilogrammi, mentre il frutto intero può raggiungere circa 45 chili. Per arrivare alla maturazione sono necessari diversi anni. Le palme sono inoltre maschili o femminili e soltanto queste ultime producono la celebre noce bilobata, la cui forma ha alimentato un’altra lunga serie di leggende.

Nel XIX secolo il generale britannico Charles George Gordon arrivò addirittura a identificare la Vallée de Mai con il Giardino dell’Eden e il coco de mer con il frutto proibito. Una teoria destinata naturalmente a rimanere nel territorio dell’immaginazione, ma indicativa della fascinazione esercitata per secoli da questa foresta.

La realtà botanica, del resto, è già sufficientemente straordinaria. Milioni di anni di isolamento hanno trasformato le Seychelles in un laboratorio evolutivo e la Vallée de Mai conserva una parte di quella storia. Oltre al coco de mer vi crescono altre cinque specie di palme endemiche dell’arcipelago e la foresta offre habitat a numerose specie che si sono evolute in stretta relazione con questo ambiente. Tra queste c’è il raro pappagallo nero delle Seychelles, che nidifica esclusivamente a Praslin e dipende dalle foreste mature di palme per la propria sopravvivenza.

È proprio questa combinazione di isolamento, evoluzione e conservazione ad aver portato nel 1983 la Vallée de Mai nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Non si protegge soltanto una palma curiosa o il suo enorme seme: si conserva un ecosistema che permette di osservare una pagina molto antica della storia naturale delle isole granitiche delle Seychelles.

Il coco de mer rimane però una specie vulnerabile alle pressioni esterne. È classificato come Endangered e la sua conservazione deve confrontarsi con raccolta illegale delle noci, incendi, specie invasive e conseguenze del cambiamento climatico. La vendita dei semi è regolamentata e gli esemplari destinati al commercio devono essere accompagnati dalla relativa certificazione.

Tutto questo rende particolarmente curioso tornare all’origine della sua storia. Per secoli il coco de mer fu conosciuto senza che nessuno sapesse dove crescesse. Oggi bastano pochi minuti d’auto dalle spiagge di Praslin per raggiungere la foresta che risolse quel mistero.

Le noci non provenivano da un giardino sommerso nell’Oceano Indiano. Cadevano da palme gigantesche nascoste nel cuore di una piccola isola delle Seychelles.

Per maggiori informazioni: www.dmcdalmondo.com/seychelles/