A Stoccolma basta scendere qualche fermata sotto terra perché il viaggio in metropolitana assuma un carattere inatteso. A T-Centralen grandi motivi blu si arrampicano sulle pareti di roccia; a Solna Centrum una fascia di foresta verde incontra un cielo rosso intenso; a Kungsträdgården compaiono frammenti, colori e riferimenti alla storia del quartiere soprastante. Non sono interventi decorativi aggiunti a posteriori. L’arte fa parte da decenni del modo in cui la città ha immaginato i propri spazi pubblici.

La storia comincia negli anni Cinquanta. La metropolitana era ancora giovane quando in Svezia si aprì il dibattito sulla possibilità di portare l’arte fuori dai luoghi tradizionalmente destinati alla cultura. Nel 1957 T-Centralen fu la prima stazione ad accogliere opere artistiche, dando inizio a un progetto che sarebbe cresciuto insieme alla rete.

Oggi l’arte è presente nella grande maggioranza delle stazioni e il risultato non segue un linguaggio uniforme. È proprio questa assenza di omogeneità a rendere interessante il percorso. Ogni intervento nasce da un artista, da un’epoca e spesso da una relazione precisa con il luogo che si trova in superficie.

T-Centralen, principale nodo della rete, ne offre uno degli esempi più riconoscibili. Sulla linea blu, le pareti lasciate nella roccia grezza furono dipinte negli anni Settanta da Per Olof Ultvedt con tralci, foglie e figure di lavoratori. Il blu e il bianco creano un ambiente insolitamente quieto per una stazione attraversata ogni giorno da migliaia di persone.

Poche fermate più avanti, Solna Centrum cambia completamente registro. Anders Åberg e Karl-Olov Björk costruirono un paesaggio dominato da una lunga foresta di abeti sotto un cielo rosso. Nel corso del lavoro gli artisti aggiunsero scene dedicate alla trasformazione del territorio svedese, allo spopolamento delle campagne e alle questioni ambientali. Quello che a prima vista appare come un intervento di grande impatto visivo rivela così una lettura sociale della Svezia degli anni Settanta.

A Kungsträdgården il legame con la superficie diventa ancora più stretto. La stazione si trova sotto un’area che in passato ospitava il palazzo Makalös e l’artista Ulrik Samuelson ne ha trasformato gli interni in una sorta di archeologia immaginaria: elementi architettonici, statue, motivi geometrici e reperti evocano le diverse epoche attraversate da questa parte di Stoccolma.

Sono tre stazioni e tre modi completamente diversi di intendere lo stesso spazio. Ed è proprio questo a rendere la metropolitana qualcosa di più di una curiosità fotografica. Attraversandola si incontrano opere nate in periodi differenti della storia recente svedese, insieme ai temi che interessavano gli artisti e la società del loro tempo.

La roccia, inoltre, è parte essenziale del progetto. In diverse stazioni profonde, soprattutto lungo la linea blu, le superfici non sono state completamente rivestite: volte irregolari e pareti scavate rimangono visibili e diventano parte dell’opera. La sensazione è quella di entrare in grandi cavità sotterranee nelle quali architettura, ingegneria e intervento artistico finiscono per coincidere.

Per questo definirla semplicemente una “galleria d’arte sotterranea” racconta solo una parte della storia. A Stoccolma l’aspetto più interessante non è la quantità delle opere, ma la scelta compiuta oltre mezzo secolo fa: portare l’arte in un luogo destinato alla quotidianità e lasciarla lì, tra un treno in arrivo e il successivo.

Così, mentre in superficie si attraversano quartieri, piazze e waterfront, sotto la città esiste un secondo itinerario. Per seguirlo non serve entrare in un museo: basta scegliere la linea giusta e, qualche volta, scendere dal treno una fermata prima.

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